3 motivi per cui possiamo fare a meno del classico fantasy nord europeo. Se anche tu, come me, ami il mistero, ma folletti, troll e draghi non fanno parte del tuo mondo, continua a leggere per scoprire il fascino del fantasy napoletano!

C’era una volta un bosco incantato, in cui vivevano fate, folletti e gnomi…c’era una volta un mago , una bacchetta magica e un gufo…e poi, fantasmi in castelli arroccati, troll in grotte buie e profonde, streghe sui cucuzzoli di montagne nebbiose ecc…ecc…

“Non è questo il bello dell’immaginazione? Viaggiare con la mente per scoprire mondi diversi, lontani e inconsueti?” Certo! Ma se non fosse necessario allontanarsi tanto per immergersi nel mistero della natura, arrivare fino ai melanconici paesaggi inglesi o alle misteriose foreste nere tedesche per scoprire una realtà parallela? Se il mistero fosse a due passi da noi, anzi, intorno a noi proprio nella città della luce?

Quante storie simili ho letto per diletto personale o per trasportare Davide e Sonia Maria, i miei due figli, oppure i miei “diversamente figli”, i miei studenti, in un’altra dimensione.

Tutto il mondo conosce Napoli per le sue bellezze architettoniche e la sua mirabile posizione, al contempo baciata dal sole e lambita dal mare. Così come, ormai in tutto il mondo, è altrettanto tristemente noto il suo volto oscuro –e non solo per fatti di cronaca, ma soprattutto per i successi mondiali editoriali e cinematografici di casi come Gomorra (libro, film e serie). È la doppia faccia dei quartieri e dei rioni, dove la miseria – con la complicità di uno stato quasi del tutto assente- alimenta la dittatura della prepotenza.

Eppure, nonostante sia proverbiale la superstizione napoletana, forse, la conoscenza dell’esoterismo partenopeo all’estero non va più in là di un curniciello rosso portafortuna, a volte, scambiato per un “piccante”, sì, ma, di sicuro, poco avvincente “peperoncino”. E, talvolta, l’ignoranza delle “Storie e leggende napoletane” , opera del grande Benedetto Croce, non riguarda solo i “non partenopei” –e includo con questa espressione sia stranieri che italiani- ma gli stessi autoctoni.

Anche la sottoscritta, pur essendo una nativa DOC – cresciuta in una famiglia in cui molte storie, come ti dirò, non erano, poi, solo storie!- nel momento in cui ha iniziato ad indagare sui misteri di Napoli, ha dovuto accettare l’idea di non conoscere affatto la propria città, presa di coscienza che, ti garantisco, per un partenopeo rappresenta una sconfitta personale perché ‘e Napule, un napoletano sape tutte cose!

Ma veniamo al punto, anzi, ai 3 punti che, un giorno, mentre leggevo ai miei giovani lettori – nello specifico, una pagina delle Cronache di Narnia- mi hanno rivelato come in un’illuminazione perché il fantasy classico non mi appartiene:

  1. Le ambientazioni: capanne e foreste, castelli medievali con guglie e gargoyle, terre di mezzo, grotte su pendii impervi, borghi fantasma, paludi nebbiose, lagune e paesi glaciali…Questi sono solo alcuni dei più noti setting della narrativa fantasy, ma tutti hanno in comune di non essere reali. Si tratta di luoghi verosimili, tratti da paesaggi indefiniti del Nord Europa. Ma, allora, perché accontentarsi di una scenografia così impalpabile? Se fosse ben definita, con tanto di strade, quartieri, monumenti rintracciabili nella quotidianità e il genere non si limitasse ad ispirarsi ad essi, ma prendesse vita proprio lì?
  • I personaggi: streghe, maghi, fate, folletti, gnomi, troll, hobbit…Certo, dirai, un personaggio fantastico è un personaggio “fantastico”, cioè immaginario per definizione, quindi, non importa quanto sia legato alla quotidianità basta che la storia funzioni. E se invece queste creature fossero realmente esistite e fossero parte integrante della vita degli abitanti della città?
  • La storia: in tutta la tradizione fantasy, la contrapposizione tra magia nera e magia bianca ripropone simbolicamente l’eterna lotta tra buoni e cattivi in chiave sovrannaturale. E se invece questa lotta non fosse puramente allegorica, ma rappresentasse realmente le contrastanti forze che alimentano la vita della città?

Prova a rifletterci, per cercare di dare una risposta a quest’ultimo interrogativo: “Secondo te, può esistere un fantasy napoletano?”

Se non ne sei ancora convinto o semplicemente vuoi iniziare a scoprire qualcosa in più della Napoli Velata, per citare un noto film di Özpetek, non perderti il prossimo articolo…

Pubblicato da tschiattarella13gmailcom

Nata a Napoli, dopo tanto peregrinare, oggi, vivo a Carate Brianza dove insegno lettere e racconto la mia città così come si è rivelata al mio sguardo quando, da cittadina "distratta", mi sono trasformata in turista innamorata

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