Due sono i modi per muoversi a Napoli: o si sale verso Poggioreale, il Vomero, San Martino e Capodimonte oppure si scende verso via Marina, Via Partenope o Via Caracciolo. Una Napoli “Alta”, quella di Posillipo, dei Colli Aminei, dei Camaldoli e una Napoli “Bassa” del lungo mare. Tra l’una e l’altra, lo scorrere incessante della vita dei partenopei.
Ma c’è una terza Napoli, quella del Centro, in cui questo movimento capillare sembra arrestarsi per assumere un andamento centripeto, proprio come i vortici di un fiume che interrompono la corrente e ti trascinano verso il fondo.
Forse, è solo la suggestione dell’antica Neapolis greca e del nucleo egizio o il fascino della teatralità dell’odierna Napoli più verace, a dare la sensazione di esser risucchiati come in un italico triangolo delle Bermuda. E se il riferimento alla lontana sezione atlantica vi può sembrare stravagante, sappiate che, se il motivo profondo di una tale attrazione è ignoto, non lo è la sua geografia.
Sì, perché la zona in questione, quella in cui è facile perdersi -e non solo fisicamente!- è del tutto ascrivibile in una figura geometrica ben precisa: il triangolo, appunto. Anzi, due triangoli intersecati, uno più grande e l’altro più piccolo.
I vertici del primo corrispondono, oggi, alle tre Chiese di Santa Maria Maggiore, San Lorenzo Maggiore e del Gesù Nuovo; quelli del secondo, il minore, alla Statua del Nilo, San Domenico Maggiore e Cappella San Severo.

Negli stessi luoghi, prima, i greci, poi, gli egizi e, infine, i Romani avevano edificato i loro più importanti luoghi di culto, come si può intuire, solo dopo averne concordato l’esatta collocazione con sacerdoti e indovini che avevano preventivamente interrogato forze divine e disegni astrali. A quale scopo? Di certo, per trarre il massimo dell’energia disponibile in natura.
Se la ricorrenza del numero tre, nella tradizione cristiana, è spiegabile con l’importanza data alla Trinità, bisogna considerare che, anche nell’antico occidente così come in altre culture, questo numero ha goduto nei secoli di grande fortuna. Il tre è sempre stato considerato il numero perfetto perché capace di:
– riconciliare, ha in sé sia l’uno che il due
– generare, rappresenta la coppia che supera il dualismo nella procreazione
– unificare, azione visibile chiaramente nel triangolo, due punti separati che si ricongiungono ad un terzo.
Poter operare all’interno di un triangolo “energetico” significava entrare in contatto con forze vitali capaci di fornire poteri sovrannaturali. Era ciò che pensavano le tre popolazioni citate, era ciò che credevano i più importanti filosofi ed esperti ermetici che per quelle strade e per i relativi cunicoli sotterranei si sono succeduti: Giovanni Pontano, Giambattista della Porta, Giordano Bruno, Tommaso Campanella…e, soprattutto, Raimondo di Sangro, principe di San Severo.
Come abbiamo detto, la Cappella che porta il nome della sua famiglia corrisponde proprio ad uno dei vertici del triangolo minore, ma aggiungiamo, ora, che è anche l’unico a ricadere anche in quello maggiore.
Ah, dimenticavo! Sapete dove si trova Palazzo di Sangro, sotto al quale era solito intrattenersi Raimondo per i suoi esperimenti alchemici? Proprio al centro del triangolo minore, il punto di massima concentrazione energetica.
Se non credete che si tratti solo di una coincidenza, non perdetevi il prossimo articolo: scopriremo la straordinaria storia del Principe-Alchimista e, ogni lunedì, una dopo l’altra, quelle degli altri luoghi, simbolo della Napoli esoterica.