“C’è chi dice, ancora oggi, di aver visto nel buio della notte, fiammate e vapori sbucare dai sotterranei e chi giura di aver sentito percuotere un’incudine lungo la via che porta alla Cappella. Luci e boati provenienti dalle aperture che danno sui segreti locali di Palazzo di Sangro, lì, dove circa 250 anni fa, era solito rintanarsi Raimondo, settimo principe di Sansevero.”
E ancora… “Si dice che, nel suo laboratorio, abbia inventato il lume perpetuo, la cera senza api, la seta vegetativa e molti farmaci alchemici. Si narra…” il nostro interlocutore si guardò intorno e, poi, proseguì abbassando il tono della voce come se stesse per metterci a conoscenza di verità che non potevano essere rivelate a chiunque “Si narra che abbia solcato le acque del golfo con una carrozza anfibia e che abbia fatto un patto col diavolo, prima di sparire per sempre”
“Come il dott. Faust che vendette l’anima al Diavolo?” chiedemmo, non contenendo una risatina scettica. L’ uomo di mezza età, tipico esemplare dei quartieri, magro come un chiodo, pelle arsa dal sole, t-shirt grigia sulla quale si intravedeva uno scolorito Pino Daniele tratteggiato di nero, risentito si ritrasse sdegnosamente
“Ridete, ridete…ma con queste cose non si scherza”. E state certi che quando un napoletano dice questa frase, non c’è da scherzare.
Mio marito ed io, che all’epoca era ancora solo il mio fidanzato, ci scambiammo un’occhiata d’intesa e facemmo appello alla nostra serietà, quanto meno perché quel buffo ometto, ci stava allietando la lunga attesa che avevamo davanti. Forse non erano cinquecento, ma di certo ci aspettavano ancora trecento metri di fila per poter spuntare la casella “Cristo Velato” nella nostra lista di visite programmate per quell’estate.
“No, la prego! Non se ne vada…continui pure. Perché questa fama da dannato?”
“Dovete sapere che la sua storia era segnata già alla nascita: suo padre, Antonio di Sangro, era un vero demonio in terra, solo il convento, impostogli dal padre, il nonno di Raimondo, sesto principe di Sansevero, riuscì a mettere un freno alla sua smania di potere e violenza, la madre, invece, Cecilia Gaetani, figlia della principessa Aurora Sanseverino, protettrice di intellettuali e artisti, morì pochi mesi dopo il parto. Fu così che a meno di un anno, il piccolo si ritrovò, proprio come nelle fiabe, orfano e unico erede di un nobile casato nel cui sangue scorreva la furia selvaggia paterna e la sete di conoscenza materna”
“Un’unione esplosiva!” commentò mio marito.
“Esattamente. Non a caso, i Gesuiti a cui fu affidata l’istruzione del bambino gli assegnarono il nome di “Precipitoso”, proprio per via di questa innata intuizione, che preannunciava la vena geniale del ragazzo. Un ragazzo che sapeva di dovere alla madre più di quanto avesse potuto mai insegnarle in vita tanto da dedicarle una statua speciale”
“Il Cristo Velato è dedicato alla madre?” chiesi sorpresa
“Avete occhi solo per quella statua! Il vero miracolo era la mente di Raimondo, invece.” Non capii la sua affermazione, ma gli chiesi di quale opera parlasse.
“La Pudicizia è la statua femminile ricoperta da un velo che troverete nella Cappella. Ha le sembianze della madre, ma è al contempo rappresentazione cristiana della moralità e simbolo massonico della “sapienza velata”, cioè quella riservata solo agli iniziati”
“Geniale mascherare messaggi esoterici dietro segni evangelici” lo interruppi ormai vinta dalla sua narrazione che mi stupiva sempre più per l’alta conoscenza della materia accompagnata da un marcato accento partenopeo.
“Curioso…”aggiunse mio marito “che abbia voluto ritrarre la madre come emblema della virtù: sembra quasi di aver voluto proteggere la sua immagine dalla macchia gettata dal padre”
Non potevo credere alle mie orecchie, era proprio lui?!
“In realtà, quella del padre non era l’unica vergogna da cui la famiglia doveva difendersi” riprese la nostra improvvisata guida “l’intera Cappella, che Raimondo fece restaurare nel Settecento, è sorta in realtà nel XVI secolo per espiare un grave peccato.”
Continua nel prossimo articolo…